Passeggiando con la storia
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I contratti per le sculture del sepolcro di Benedetto XIII

Rubrica “Passeggiando con la storia” a cura di Giuseppe Massari

"Carlo Marchionni in Santa Maria sopra Minerva: un inedito monumento in onore del beato Benedetto XI e i contratti per le sculture del sepolcro di Benedetto XIII" è un testo di Aloisio Antinori, pubblicato all'interno della serie curata da Elisa Debenedetti: Studi sul Settecento Romano Palazzo, chiese, arredi e sculture, I, Bonsignori Editore, Roma 2011, da cui abbiamo estrapolato il testo in pubblicazione oggi, all'interno della nostra presente e settimanale rubrica.

"Quale contributo alla conoscenza dell'opera di Carlo Marchionni, si ritiene utile presentare in questa sede anche i due contratti con i quali egli s'impegnò ad eseguire le parti scultoree che, nel sepolcro di Benedetto XIII, aveva deciso di riservare a sé: i due putti reggi stemma e il bassorilievo con il Concilio Provinciale lateranense da collocare sulla parete del sarcofago. Che l'autore di queste opere sia Marchionni, è da sempre ben noto. Già il Chracas, infatti, gli attribuisce il bassorilievo "applaudito da tutta Roma", mentre più tardi Giovanni Gaetano Bottari, curando l'edizione della guida di Filippo Titi del 1763, riferisce alla sua esecuzione anche "li due angioli in alto, che reggono l'arme".

I due contratti ci forniscono ora numerose informazioni riguardanti sia le persone dei committenti e i particolari accordi economici che intercorsero tra loro e l'artista, sia l'esatta cronologia dei due lavori e quindi, indirettamente, del deposito papale in Santa Maria sopra Minerva. Va rilevato che da entrambi i documenti emerge l'importanza assolutamente centrale, nel ruolo di committente, del cardinale Alessandro Albani, che di Marchionni era "Padrone" fin dal 1725 e che avrebbe poi protetto e orientato l'intero suo percorso professionale. E' infatti in primo luogo Albani ad approvare il modello dei putti preparato da Marchionni, ed è lo stesso nipote di Clemente XI a farsi carico di quasi due terzi del compenso dell'artista per il bassorilievo: 300 scudi su un totale di 470, che il cardinale promette di "trovare, o pagare del proprio".

Il maestro vicario dei Domenicani Rafael Figuerola, d'altra parte, dopo aver versato i 170 scudi pattuiti, decide di premiare il felice esito del lavoro di Marchionni con un'ulteriore "ricognizione e dono" di sessanta scudi. Quanto alla cronologia delle due opere, risulta dai documenti che i due putti sono commissionati a Marchionni – che ne aveva precedentemente realizzato "disegno e modello – il 21 febbraio 1736, e che il lavoro è portato a termine all'inizio dell'estate dell'anno successivo, giacchè l'artista riceve l'ultima tranche del suo compenso il 2 luglio 1737 (per motivi che non conosciamo, la somma pattuita è pagata in cinque rate anziché in quattro come previsto nel contratto, e dunque il versamento finale è di cento scudi anziché di duecento). Va notato che nella ricevuta a saldo Marchionni specifica che il compenso di cinquecento scudi è relativo anche all'assistenza prestata (al deposito) in qualità d'architetto, e si firma "Carlo Marchionni Arch(itett)o e Scultore".

L'incarico per il bassorilievo è affidato ufficialmente a marchioni l'11 febbraio 1737, e lo scultore si impegna a terminare il lavoro - insieme col "rimanente che (ha) per le mani", cioè i due putti – prima della festa di San Domenico (8 agosto) di quello stesso anno, vale a dire entro circa sei mesi. Per il solo bassorilievo, però, questa scadenza non è rispettata , e Marchionni continua ad essere pagato per quell'opera fino al 19 – 20 febbraio 1738, quando riceve da Figuerola gli ultimi venti scudi a saldo e la già ricordata gratifica. Queste nuove acquisizioni consentono di delineare una più completa e precisa sintesi cronologica della lunga vicenda del sepolcro di Benedetto XIII in Santa Maria sopra Minerva, cioè dell'opera che indubbiamente rappresentò la più grande affermazione professionale di Marchionni.

Il 22 febbraio 1733 la salma di Benedetto XIII è traslata dalla basilica di San Pietro alla chiesa di Santa Maria sopra Minerva, dove riceve una sistemazione temporanea – ma destinata a durare ben sei anni – in un sepolcro in stucco situato nella cappella di Santa Maria Maddalena. Forse già a partire dal 1734, e poi nel corso del 1735, Pietro Bracci lavora alle statue di Benedetto XIII e della Religione da collocarsi nel sepolcro marmoreo progettato da Marchionni; nello stesso periodo, presumibilmente, Bartolomeo Pincellotti scolpisce quella dell'Umiltà. Il 21 febbraio 1736 Carlo Marchionni firma il contratto per l'esecuzione dei due putti reggi stemma, che sarà portata a termine all'inizio di luglio dell'anno successivo.

L'8 agosto 1736 un modello del nuovo sepolcro papale, realizzato in dimensioni reali e nel luogo prescelto sulla parete destra della cappella di San Domenico, è presentato al pubblico in occasione della festa del fondatore dell'ordine. L'11 febbraio 1737 Carlo Marchionni firma il contratto per il bassorilievo con il Concilio da porsi sul sarcofago. Egli si impegna a consegnare l'opera prima della seguente festa di San Domenico, prima cioè dell'8 agosto 1737, quando i Domenicani contano d'inaugurare solennemente il nuovo deposito papale nella loro chiesa.

Lo scoprimento del sepolcro avviene effettivamente nella data prevista, ma il bassorilievo dell'"urna" non è ancora terminato, e al suo posto si pone il modello che l'artista aveva realizzato per presentarlo al giudizio dei committenti. L'evento è ricordato estesamente nel Diario del Chracas, e celebrato in un'incisione di Miquel Sorello. L'erezione del sepolcro papale impone il parziale rifacimento del pavimento in commesso marmoreo della cappella di San Domenico, e quest'opera è eseguita dallo scalpellino Domenico Blasi nel periodo compreso tra il 21 settembre 1737, quando ne riceve l'incarico, e il 20 febbraio 1738, quando gli è versata a saldo l'ultima parte della sua retribuzione.

Per completare il bassorilievo in marmo, Marchionni impiega altri sei mesi, perché soltanto il 20 febbraio 1738 – lo stesso giorno dello scalpellino – egli riceve l'ultima rata del relativo compenso, insieme a una gratifica di 60 scudi che sta evidentemente a dimostrare il positivo giudizio dei committenti sulla riuscita di quel lavoro, ma anche, presumibilmente, sul complessivo operato dell'artista nei quattro anni precedenti. Un anno più tardi, il 22 febbraio 1739, la salma di benedetto XIII può essere finalmente trasportata nel nuovo "sontuoso deposito" nella cappella di San Domenico, sul quale alcuni giorni prima è stato finalmente collocato il lodevolissimo bassorilievo di Marchionni".
  • Giuseppe Massari
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